
Sia ad Occidente quanto ad Oriente, a Nord e a Sud, per ogni dove appaiono più o meno grossolanamente tracciati, triangoli, croci, stelle; per ogni dove si racconta vagamente di un Dio buono vissuto tra gli uomini.
Per la moltitudine questi segni sono lettere soprannaturali.
Il sacro deposito delle Età. È la religione dei padri. Il medesimo fervore anima l’Arabo prosternato di fronte al cubo della Caaba, il cristiano in estasi ai piedi della croce, il buddista meditante su la stella dai sette raggi, il bramano tutto compreso del triangolo di Brama.
- Sono stati rivelati da Dio. – Dicono i preti, e manifestano la verità. Indicano il diritto sentiero della felicità, la via dell’ineffabile. Sono le lettere sacre di quel grandioso che è il cielo.
Gli iniziati, tuttavia, non sono dello stesso parere: questi simboli non hanno nulla di soprannaturale, poiché il soprannaturale non esiste. Essi costituiscono semplicemente l’espressione sintetica di una scienza meravigliosa di cui gli uomini hanno perso memoria. Essi insegnano tutto ciò che è stato, che È, tutto ciò che sarà, sotto una forma geometrica, ossia immutabile. Essi rivelano il curioso meccanismo della terra e del cielo; spiegano gli ingranaggi della macchia umana, riconducono l’uomo all’atomo e il nostro mondo solare all’uomo; raccontano infine la storia delle razza che toccarono gli estremi limiti della scienza e della civiltà, e che furono spazzate nei gorghi dell’oceano da spaventosi cataclismi. Questi simboli costituiscono dunque la tradizione delle opere del passato; sono gemme cristallizzate dal pensiero delle razze prima di morire, al fine di trasmettere nel tempo la loro anima intellettuale. Ma per comprenderli occorre essere iniziati, rotti alla ginnastica ardua di tutte le scienze, ecco perché questi segni non sono per il volgo se non geroglifici incomprensibili, che alcuni adorano e altri disprezzano. Certe associazioni segrete, rivendicano lontane origini e la prerogativa di una filosofia sociale elevatesi sopra le età le nazioni e i culti, rispondono: – questi simboli sono gli emblemi del libero pensiero. Compresi del triangolo, noi proclamiamo: “libertà, uguaglianza, fratellanza”. Essi sono stati per secoli i segni di unione fra coloro che congiuravano per la emancipazione dei popoli dal dominio di Re e della Chiesa. Essi hanno fiorito ovunque si trovasse un’anima generosa aspirante alla concordia e all’alleanza.
L’origine di essi è il cielo, affermano i figli di una qualsiasi religione, è il loro fine è quello di ricondurvi coloro che sanno comprenderli. Poiché, un tempo, vennero seminati a piene mani dal nostro Dio rivelatore; ogni uomo anche il più incredulo ne ha conservato una spiga, ed è qui il punto di partenza di questa comunità di segni. Diversa è l’opinione dei filosofi iniziati. Essi affermano che questi simboli sono la progenie della grande sfinge d’Egitto. Secondo esse, hanno servito ad edificare le colossali piramidi, hanno ispirato ad Ezecchiele la sua visione. Lingua misteriosa dei filosofi di tutti i tempi essi risalgono dunque alle età remote in cui l’intelligenza umana, vittoriosa degli imprigionamenti della carne e avida di scienza, ha voluto prendere il volo verso l’infinito. Ninive, Babilonia, città grandiose dai fabbricati mostruosi dove genti d’ogni sorta si affollavano di fronte ai grandi tori alati, dalla testa umana, scolpiti nei muri.
Ugualmente, l’Egitto primitivo, svestito dei suoi veli, s’è rivelato come un paese infinitamente pregno d’arte e dotato d’uno spirito adatto a gigantesche concezioni. Ma tutto questo è ancora nulla, dal momento che queste rovine giacciono entro i limiti del mondo conosciuto agli antichi. Così, in quello sconosciuto ad essi, nelle lontane americhe appunto nello Yucatan, a Palenque, all’isola di Pasqua, chi ha potuto costruire quegli immensi monumenti tatuati di geroglifici. Quale che sia il loro reale significato, esse proclamano con certezza la potenza di uno di questi popoli di cui parlano gli iniziati, il quale essendo giunto all’autunno fatale della sua vita. Per quale ragione sulla maggior parte di queste rovine si trovano misteriosi simboli impressi da mani esperte? Resta titubante persino l’archeologo di fronte a questi simboli inesplicabili, scettico nei confronti di una scienza antica, quasi inevitabilmente invoca il caso, il gusto di ornare, l’infanzia dell’arte. Per lui la scienza è nata ieri, figlia di questa civiltà occidentale della quale gli uomini odierni si vantano. La storia ne conosce senza dubbio l’aspetto popolare, ma solo la tradizione ne ha conservato la completa memoria. Essa è stata il tabernacolo dove si sono rifugiati, cristallizzati i simboli, tutti i pensieri occulti delle intelligenze d’un tempo.
Essa sola può gettare luce su tutte queste rovine ammucchiate, rivelando i segreti che hanno spinto gli uomini all’opera di distruzione.
Tuttavia l’aspetto che dal nostro punto di vista assume caratteristiche di maggiore interesse è, indubbiamente, il legame che da sempre unisce il concetto di simbolo alle modalità espressive ed organizzative del sistema inconscio. I simboli non sono certo inventati; esistono, appartengono all’inalienabile patrimonio dell’umanità; si potrebbe anzi dire che tutti i pensieri e le azioni coscienti sono la conseguenza inevitabile del processo inconscio di simbolizzazione e che la vita dell’uomo è governata dai simboli.
Per fornire un chiaro esempio: l’anello è un simbolo di matrimonio, ma pochissime persone sanno perché questo cerchietto esprima il concetto dell’unione coniugale. I detti popolari secondo i quali l’anello significherebbe una catena, oppure il simbolo dell’amore eterno, senza inizio e senza fine, ci permettono certamente di trarre conclusioni sullo stato d’animo e le esperienze di coloro che di tali espressioni si servono, ma non spiegano il fenomeno per cui delle potenze ignote abbiano scelto proprio l’anello per indicare lo stato matrimoniale.
Ma se si parte dall’idea che matrimonio significa fedeltà sessuale, allora diviene facile interpretare questo simbolo: l’anello rappresenta l’organo sessuale femminile e il dito quello maschile; l’anello non dovrà mai essere infilato su di un altro dito che non sia quello del legittimo sposo, e quindi rappresenta la promessa che “l’anello” della donna non accoglierà mai un membro che non sia quello dello sposo. Questo paragone tra anello e genitali femminili, fra dito e genitali maschili, non è frutto di un’invenzione arbitraria, ma è imposto dall’Es, e chiunque può accertarlo su di sé e sugli altri osservando come le persone giochino con l’anello che portano al dito: sotto l’influsso di determinate impressioni, che è facile indovinare, ma che di solito non sono pienamente coscienti, si comincia a giocare con l’anello, a infilarlo e sfilarlo, voltarlo e rivoltarlo. Come il processo della simbolizzazione è indissolubilmente legato al destino umano, così lo è anche l’impulso all’associazione poiché nell’associazione i vari simboli vengono collegati tra loro. Dal gioco con l’anello di cui sopra, risulta che l’inconscia rappresentazione della donna e dell’uomo sotto i simboli dell’anello e del dito sia una lampante raffigurazione dell’atto sessuale. Se, in questi particolari casi, si seguono le tracce oscure che portano da un’impressione sensoriale semiconscia all’atto dell’infilarsi e sfilarsi l’anello, si scopre che in quella persona erano improvvisamente balenate determinate idee, e che queste stesse idee si presentano anche in altre persone in diverse circostanze. Certe associazioni si impongono automaticamente: anche l’uso simbolico dell’anello come segno del matrimonio è stato imposto da determinate associazioni inconsce, queste considerazioni ci richiamano alla mente i profondi rapporti che esistono tra i giochi con l’anello e certe antichissime rappresentazioni e usanze religiose, e così pure certi importanti complessi della vita individuale, costringendoci ad abbandonare l’illusione di una libera autodecisione a cercar di individuare le vie misteriose e intricate dell’associazione. In questo caso ci rendiamo facilmente conto che l’interpretazione dell’anello come catena, o come amore senza principio e senza fine, può essere si la manifestazione di un disappunto, o di una romantica esaltazione, ma che, per esprimersi, questi sentimenti devono attingere al patrimonio universale dei simboli e delle associazioni.
Anche la scultura greca ha cercato di crearsi un canone del corpo maschile, già nell’antichità si riteneva che questo canone fosse rappresentato dal Doriforo, l’uomo nudo con la lancia, simbolo fallico universalmente noto. La casa ad esempio è un simbolo dell’essere umano, in particolare della donna. Ma si può espressamente notare che l’uomo può essere giunto all’idea dell’abitazione soltanto tramite una coazione, una coazione interiore a simbolizzare e cioè che ha rappresentato simbolicamente nella casa l’utero fecondato. L’uomo ha cominciato a costruire non altrimenti da come l’uccello ha cominciato a fare il suo nido. Lo si può dimostrare fin nei particolari, per le costruzioni primitive come per i più splendidi templi e palazzi e le fortificazioni più intricate. Il simbolo della porta e della finestra non è stato introdotto dall’esterno, non è stato ricavato a posteriori dal tipo della casa, ma il fatto dell’accoppiamento e della nascita hanno necessariamente portato, con l’aiuto del simbolo, all’invenzione di camere, porte, finestre, serratura e chiave; anno creato le nicchie e vi hanno inserito le statue, anno scavato fosse ed hanno eretto mura e torri. Chi si muove in casa si imbatte a ogni passo nel simbolo, anzi vede chiaramente come un simbolo fa necessariamente sorgere l’altro, come esso si crea, nel procedere dall’associazione, nuove immagini di ciò che è umano. Il fuoco, la passione che avvampa, si costruisce il focolare, la dea madre che racchiude in sé il fuoco e, nell’altro simbolico del cucinare, fa crescere il bambino. Il focolare però si associa con la pentola, il cucchiaio, la tazza, sempre nuove immagini dello spazio che, nella donna, ha il fine di rinserrare. Di qui derivò il forno che riscalda, mentre il chiarore del fuoco inventò la lampada ad olio, la candela e le schegge del legno, sotto la pressione dell’immagine fallica, che fa capolino ovunque, anche nella lampada elettrica. Il coltello, apparentato al pugnale, alla lancia e a ogni arma, simbolizza l’atto maschile del trafiggere e, accompagnato da forbici e forchetta la donna che allarga le gambe e la mano che gioca nella masturbazione, trae origine dal complesso di castrazione. Il tavolo è costruito a imitazione della a madre che allatta, l’armadio è imitazione inconscia della donna gravida, lo specchio è nato dal piacere dell’onanismo, le tende sono le labbra vulvali e l’imene, i tappeti la tenera mucosa, il letto lo stesso gioco d’amore, in cui la donna come giaciglio, l’uomo come coperta si fondono l’uno nell’altro a formare un’unità, e nascondono in sé il bambino. La vita fetale creò il bagno con la vasca, i rubinetti, la doccia e l’acqua, e, da non dimenticare, il complesso anale portò la sedia e il trono e il vaso, mentre il fallo ci diede bastone, scettro e penna. La stessa cosa avviene con l’addomesticamento, l’uso e la scelta dei nostri animali domestici. L’idea dell’equitazione non viene dall’intelletto, ma dal fatto che l’uomo, poiché cavalca la donna, e da bambino si è messo cavalcioni sul padre e si è mosso nel ventre della mare, ha cercato il simbolo di tutto questo e ha dovuto trovarlo nel cavalcare cavallo, cammello, asino.l’uomo ha attaccato l’animale da tiro al carro, per rappresentare in tal modo simbolicamente la gravidanza e, spinto da una sorta di necessità, ha inventato la nave come simbolo della madre e l’albero come fallo. È del tutto ovvio ritrovare l’origine della coltivazione dei campi nell’impulso a simbolizzare dell’uomo: il campo è il grembo della donna, il vomere è l’uomo, che, secondo la teoria infantile, apre il solco nella donna per versarvi il seme da cui nasce il frutto. Di qui di giunge all’innesto degli alberi, all’atto di piantare nella terra e nel vaso da fiori e, ancora oltre, al giardino. Il giardino, la cui immagine ci è data dalle pitture del paradiso, nasconde in sé simboli su simboli, dall’albero ombroso al centro fino alla fontana zampillante, con il sentiero bordato dal bosco, la siepe che delimita il giardino, il ruscello che vi scorre attraverso, le aiuole di rose e il pergolato dove l’amore si abbandona alla tenerezza. Il rastrello è la mano che gioca, vanga e annaffiatoio sono simboli fallici, mentre la fertilizzazione, riallacciandosi alle fantasie infantili, ebbe origine dalla nascita e dal complesso anale. Dall’ano deriva anche il denaro, e il commercio è il simbolo della vita del lattante, che paga il nutrimento e la cura della madre con le creazioni che più gli sono proprie, defecazione e urina; parallelo a ciò è il simbolismo del rapporto di scambio fra uomo e donna, dove l’uomo dà la forza dei suoi lombi per farsi generare il figlio. Resta abbastanza evidente quanto il linguaggio dell’uomo tragga origine dagli istinti erotici dell’inconscio. Quindi l’inconscio trasforma simbolicamente il suono della voce per rappresentare determinati processi interiori; nel parlare, quindi, i simboli si giustappongono, e ogni singola parola è una rappresentazione simbolica di un processo inconscio. Nell’adulto è importante porre attenzione ad alcune peculiarità della voce. Essa è, nelle stesse persone, ora profonda, ora acuta, ora forte, ora sommessa. Se si presta attenzione a queste variazioni che possono fornire elementi molto utili per la cura dei malati, si capisce che l’inconscio si esprime simbolicamente in esse; che, ad esempio, il tono usuale è divenuto più acuto perché chi parla è divenuto improvvisamente bambino, mentre un tono più profondo, in cui stava parlando con voce acuta, sta a indicare la sua trasformazione in un uomo forte. Che la parola abbia origine dalla coazione a simbolizzare appare chiaramente in tutte le parole che imitano suoni, ed è comprensibile che le designazioni dei rumori primitivi dell’uomo siano le stesse in tutta una serie di lingue. Che il canto e la musica siano portatori di simboli, nessuno l’ha ancora messo in dubbio. In passato è stata anche richiamata l’attenzione sulla singolare corrispondenza fra la struttura del pianoforte e quella dell’orecchio, venne avanzata l’ipotesi che questo strumento, in un qualche modo misterioso, sia una proiezione del mondo esterno, che imita inconsciamente l’organo dell’udito. Approfondendone il simbolismo, si scopre che nel pianoforte si trova tutta una serie di simboli, dal registro basso dell’uomo, a quello soprano della donna, fino all’acuta vocina infantile; che in esso è racchiuso il mistero della nascita, dell’amore e della tomba, proprio come il violino, nel salire e scendere dell’archetto, simbolizza l’estasi della voluttà e deve la sua esistenza all’impulso di esprimerla in simbolo. I quattro spazi del rigo musicale sono anch’essi un simbolo materno, che contraddistingue, analogamente alla croce, le quattro membra della donna, a differenza delle cinque dell’uomo. Su questa madre si arrampicano e brulicano le note-bambini, dal filiforme spermatozoo al frutto maturo con la sua grossa testa. Lo stesso vale per la scrittura. La scrittura moderna, persino nel suo frettoloso su e giù, nel legame fra penna e inchiostro e liquido che scorre rivela l’origina simbolica erotica, mentre i modi individuali della scrittura, deviando dalla linea retta verso l’alto o il basso, sono simboli di eccitazione o spossatezza, indicano con le spaziature nel mezzo delle parole prolungamenti del piacere, e mostrano nei loro diversi caratteri il lato infantile, adulto, astuto o confuso dell’uomo. La singola lettera, come anche il numero, storicamente ha avuto origine come simbolo, ma è legittimo anche procedere oltre e far derivare tutte le piccole peculiarità dei nostri segni: i gancetti e gli arrotondamenti, i tratti verticali come pure i segni di interpunzione, possiamo quindi parlare di coazione a simbolizzare. Possiamo leggere sui tratti del volto delle persone che ci sono vicine se sono tristi o serene, sappiamo che i mutamenti del loro volto sono simbolici; riconosciamo il loro umore dal loro passo, dal portamento, dalla maniera di cantare una melodia. Probabilmente queste persone non vogliono affatto mostrarci di che umore sono, ma l’inconscio li costringe a simbolizzare. Così la donna, quando si sente in presenza di un altro, incrocia i piedi e così, inconsciamente, per mezzo del simbolo, dice: so che cosa mi minaccia ora; perciò l’uomo si erge in tutta la sua figura quando vuole apparire forte; perciò stringiamo il pollice nell’incavo del pugno quando desideriamo portar fortuna; così le romane volgevano il pollice in basso quando il gladiatore non eccitava le loro voglie nella lotta, e lo alzavano ben dritto per chi piaceva loro, senza sapere quale desiderio esprimevano in tal modo. I nostri movimenti sono simbolici, hanno a che fare con la nostra volontà soltanto per via indiretta e obbedisco in realtà unicamente al nostro inconscio. Per concludere vorrei porre l’attenzione su qualcosa che tutti conosciamo, ma che secondo il modo di sentire, prendiamo troppo poco in considerazione: il simbolizzare del bambino.
Per noi adulti una sedia è una sedia, per il bambino invece è anche molte altre cose: una carrozza, una casa, un cane o un bambino. Per noi un rubinetto dell’acqua è un rubinetto, ma per il bambino è un essere che orina. L’adulto si sforza di rimuovere e nascondere il simbolismo, ma il bambino vede immediatamente i simboli, non può che procedere in modo chiaramente simbolico. E anche il bambino, come si può vedere, non introduce il simbolo nelle cose dall’esterno, ma le percepisce, perché l’uomo, per sua costituzione, è portato a simbolizzare.